12.12.20

Il Fuorisalone di Milano 2019

 Milano è una città bellissima, e il Fuorisalone un'ottima occasione per vederla in un periodo pienamente creativo. Quest'anno, diversamente dall'anno scorso, ho dedicato alla visita solo un giorno, per cui ho preferito il Fuorisalone al Salone ufficiale. Scelta strana? No, dal mio punto di vista. Ma andiamo con ordine. Sveglia alle 4.30 e treno alle 6 che da Roma arriva a Milano alle 8.55. Ripartenza alle 21: dodici ore piene. Scarpe buone e gambe allenate e via.

Prima tappa Brera Design District, passando per Porta Nuova, altro gioiello di questa città. Quest'anno Brera non mi ha impressionato tanto, sarà perché l'avevo passato in rassegna già l'anno scorso, sarà perché alle 9.45 di mattina molti posti erano ancora chiusi, ma in fondo mi ha fatto pensare alla Via Gregorio VII di Roma, dove semplicemente trovi negozi di arredamento a gogò. Unica cosa che mi ha colpito un geniale contenitore per risparmio d'acqua visto in un laboratorio di Lund University School of Industrial Design (penso a mia moglie Marta che vuole sempre l'acqua calda in cucina e tiene aperto il rubinetto difendendolo con i denti da me e dalle figlie che lo vogliamo chiudere per evitare lo spreco d'acqua).

Ngoro Ngoro, il mio mascherone da lavoro...

 Oggi il modo di lavorare è cambiato completamente anche da soli 10 anni fa. Ci sono vari motivi che hanno spinto a questo cambiamento. I principali, a mio avviso e nel mio caso, sono:


- il potenziamento dei computer portatili (i notebook), che permettono ormai di portarsi il proprio lavoro dovunque si vada. Anzi per la verità ormai con il cloud non c'è neanche bisogno di portarsi il notebook dietro: basta un iPad o addirittura uno smartphone. Mia figlia non usa nemmeno più il notebook, ma fa tutto con i programmi dell'iPad;